Safilo, nel nuovo piano industriale 700 esuberi dopo perdita licenze Lvmh

business plan 2020-2024

La società, che prevede di chiudere l’esercizio 2019 con vendite nette delle attività in continuità in sostanziale stabilità rispetto al 2018, ha tagliato le stime sui ricavi dell’anno prossimo

di Stefania Arcudi

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(Agf)

3′ di lettura

Safilo Group, che ha presentato il business plan 2020-2024, prevede 700 esuberi in Italia nel 2020. Il gruppo dell’occhialeria ha fatto sapere che l’uscita delle licenze del lusso Lvmh rende necessario l’avvio di un piano di riorganizzazione e ristrutturazione industriale, che risponda al nuovo scenario produttivo che l’azienda si troverà presto a dover gestire, con il conseguente riallineamento delle proprie strutture. La società, che prevede di chiudere l’esercizio 2019 con vendite nette delle attività in continuità in sostanziale stabilità rispetto al 2018, ha tagliato le stime sui ricavi dell’anno prossimo.

Per il 2020, il gruppo prevede ora ricavi netti tra 960 milioni e un miliardo di euro, rispetto all’obiettivo tra 1 e 1,02 miliardi comunicato il 2 agosto 2018, e un margine Ebitda adjusted (prima dell’applicazione dell’Ifrs 16) a circa il 6% delle vendite rispetto al precedente obiettivo di 8%-10%.

Safilo fa sapere che questo scostamento è imputabile all’uscita della licenza Dior dopo il 2020. Le vendite nette sono attese intorno a un miliardo di euro nel 2024, con un Cagr (tasso medio annuo di crescita) nei 5 anni tra l’1% e il 2%. Il margine Ebitda adjusted è atteso tra il 9% e l’11% delle vendite nel 2024, mentre la posizione finanziaria netta dovrebbe risultare positiva entro la fine del piano.

Safilo ha fatto sapere che il piano è pensato per salvaguardare la competitività aziendale a favore dei lavoratori che rimangono in forza. Sugli esuberi previsti la società ha aperto un tavolo negoziale con le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dei lavoratori per individuare tutti gli ammortizzatori sociali disponibili per limitare gli impatti sulle persone coinvolte.

«Oggi siamo chiamati anche a ripensare la nostra organizzazione industriale, riallineandone l’attuale capacità produttiva alle nostre future esigenze, salvaguardando così la competitività e la solidità finanziaria del gruppo nel lungo periodo», ha detto l’amministratore delegato Angelo Trocchia, sottolineando che «nonostante il tentativo di far emergere soluzioni alternative, il nuovo piano industriale ha alla fine un impatto su un numero significativo di persone, per le quali attiveremo tutte le migliori soluzioni possibili e responsabili, lavorando a stretto contatto con le rappresentanze sindacali dei lavoratori».

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11 Dicembre 2019
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