Popolare di Bari, un rosso da record per la banca al centro delle polemiche – Repubblica.it

MILANO – Il capitombolo della Popolare di Bari ha riaperto la ferita del sistema bancario italiano, gettando ombre sul destino degli investimenti dei circa 69 mila soci e aprendo scenari foschi anche per i circa 3 mila dipendenti.

Dall’acquisto improvvido della Tercas alla cattiva qualità del credito, ci sono ragioni industriali e ragioni sulle quali dovrà far luce la magistratura a monte del crac.

Già guardando l’ultima edizione del volume che l’autorevole ufficio studi R&S Mediobanca dedica alle principali società italiane, in particolare al capitolo riservato alle banche, si capisce come la situazione finanziaria a Bari fosse tesa. La Popolare è infatti reduce da un esercizio, quello 2018, da record per quanto riguarda le perdite cumulate: 420 milioni, nessuna altra istituzione finanziaria censita ha fatto peggio.

Il peso della situazione, in particolare sul tessuto economico pugliese e del Mezzogiorno, è evidente dal ruolo della banca: la Pop Bari rientra nella top 20 degli istituti di credito operanti in Italia, per quanto riguarda gli attivi, e sale al tredicesimo posto per numero di sportelli.

La banca ha quote di mercato significative, intorno al 10% sia degli impieghi sia della raccolta, in Puglia, Basilicata e Abruzzo. Dice Bankitalia che alla Pop Bari fanno capo poco meno di 600.000 clienti, tra cui oltre 100.000 aziende; a queste ultime è riferibile circa il 60% degli impieghi (intorno a 6 miliardi di euro). I depositi da clientela ammontano a 8 miliardi, di cui 4,5 di ammontare unitario inferiore 100.000 euro e come tali protetti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD). Per circa 3,5 miliardi di depositi ci sarebbero dunque problemi in caso di una liquidazione, mentre il Fondo dovrebbe ricorrere ai finanziamenti in pool per coprire i depositanti tutelati, avendo una dotazione di 1,7 miliardi.

“Il radicamento capillare della banca e la sua natura di cooperativa sul territorio hanno determinato l’ampia diffusione degli strumenti finanziari emessi dalla BPB”, dice ancora Palazzo Koch in un approfondimento ad hoc. “Il numero dei soci è pari a 70.000 circa, con quote di partecipazione mediamente pari a 2.500 azioni, corrispondenti a 5.900 euro, considerando l’ultimo prezzo rilevato sul mercato Hi-MTF prima della recente sospensione (2,38 euro). Le obbligazioni della banca (senior e subordinate), pari nel complesso a 300 milioni, sono per oltre i due terzi in mano a privati e clientela al dettaglio”.

La liquidazione sarebbe insomma un colpo durissimo: “Le ricadute del dissesto sarebbero assai rilevanti, sia sul tessuto economico sia sul risparmio locale”.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA

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16 Dicembre 2019
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