Mes, la discussione sulla riforma rinviata a gennaio – Repubblica.it

MILANO –  Il presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno, aveva chiuso la porta all’Italia su possibili modifiche alla riforma del trattato sul Mes, il Meccanismo Europeo di Stabilità. “Non vediamo ragione per cambiare testo”, aveva detto Centeno. L’accordo politico, ha detto, è già stato raggiunto mentre i Paesi stanno ora lavorando solo su alcune tecnicalità. La firma – ha spiegato –  è attesa per l’inizio del 2020″.

Ma nellla serata, da Bruxelles, arriva però la notizia di un rinvio della discussione sul Mes all’Eurogruppo previsto per gennaio, invece che lasciarlo in agenda al summit Ue della prossima settimana contraddicendo di fatto quanto detto da Centeno. “I ministri dell’Eurogruppo sarebbero d’accordo a rinviare a gennaio la discussione su alcune parti del Mes, in particolare quella sulle controverse clausole di azione collettiva”, hanno fatto sapere fonti europee. Notizia confermata dal ministro italiano dell’Economia Roberto Gualtieri che ha annunciato dei cambiamenti “che richiedono un lavoro aggiuntivo all’inizio dell’anno nuovo e soo dopo una finalizzazione del Mes e la firma”.

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Da Londra invece il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ribadito che il via libera italiano al Mes è condizionato ai progressi raggiunti con gli altri Paesi sugli altri dossier economici in discussione, come l’assicurazione europea sui depositi e il bilancio dell’Eurozona. “Per quanto riguarda il Mes siamo ai passaggi finali, ma c’è una logica di pacchetto, quindi per quanto riguarda l’Italia rimaniamo vincolati a questa logica”, ha detto Conte al termine del vertice Nato nella capitale britannica. “Non vedo né il primo né il secondo rischio. Quando il Mes sarà firmato decideranno i responsabili politici dei singoli Paesi, ci sono tempi e modi che decideremo in seguito”, ha risposto infine a chi chiedeva se vedeva il rischio di dover mettere un veto in Ue o rischiare una spaccatura nella maggioranza sul meccanismo salva-Stati.
 

Bankialia: “Dalla riforma modifiche limitate”

Intanto i parlamentari prima dell’Eurogruppo hanno ascoltato le parole del governatore Ignazio Visco che relaziona sulle proposte di modifica. Secondo il governatore, “le modifiche introdotte sono di portata complessivamente limitata. La riforma non prevede né annuncia un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani. Come nel Trattato già oggi in vigore, non c’è scambio tra assistenza finanziaria e ristrutturazione del debito. Anche la verifica della sostenibilità del debito prima della concessione degli aiuti è già prevista dal Trattato vigente. È una clausola a tutela delle risorse dell’ESM (acronimo inglese del Mes, ndr), di cui l’Italia è il terzo principale finanziatore”.

Nella relazione di Visco si legge che la riforma “segna un passo nella giusta direzione, soprattutto perché introduce il backstop al fondo di risoluzione unico”, ovvero lo strumento di supporto alle banche in difficoltà. Il vero grande progresso verso l’Unione bancaria, per quanto non ancora sufficiente per Visco.

Chiarito che questo è l’elemento più importante, Visco ha passato in rassegna i punti maggiormente dibattuti del Mes che riguardano gli aiuti agli stati.

Per quanto concerne la richiesta di aiuto da parte degli Stati in difficoltà, il nuovo Mes “affianca il criterio della capacità di ripagare il prestito da parte del paese richiedente” come prerogativa dello stesso Meccanismo alle norme già esistenti. “Al tempo stesso la riforma chiarisce che queste verifiche preliminari non hanno alcun carattere di automaticità: seppure basate su criteri ‘trasparenti e prevedibilì esse sono condotte lasciando un ‘margine di discrezionalità sufficientè alle autorità che le svolgono”. Per il governatore “l’esclusione di qualsiasi automatismo nelle decisioni circa la sostenibilità dei debiti pubblici e di un eventuale meccanismo per la loro ristrutturazione” è una “conferma importante” perché l’introduzione di un meccanismo di ristrutturazione del debito incorrerebbe in un “rischio enorme” quello di “innescare una spirale perversa di aspettative di insolvenza, suscettibili di autoavverarsi”.

Anche nel cambio delle famose clausole di azione collettiva che regolano la ristrutturazione del debito, Bankitalia legge il tentativo di “rendere più ordinata un’eventuale ristrutturazione del debito, riducendo i costi connessi con l’incertezza sulle modalità e sui tempi della sua realizzazione”. Ma non c’è maggiore “coinvolgimento del settore privato che rimane strettamente circoscritto a casi eccezionali e non è in nessun caso una precondizione per accedere all’assistenza finanziaria” del Mes.

In un passaggio del discorso, Visco ha lanciato il suo richiamo alla politica: “Vorrei sottolineare che un paese con un alto debito pubblico, soprattutto se il suo peso economico nell’area è elevato, deve innanzitutto porre in essere le condizioni per evitare di dover ricorrere” al meccanismo di aiuto. “Come si acceda eventualmente ai suoi fondi non è irrilevante ma non dovrebbe essere il punto focale di attenzione”, la sferzata. “La strada maestra è quella di ridurre l’incidenza del debito sul prodotto mantenendo l’avanzo primario su livelli adeguati, innalzando la crescita economica, tenendo alta la fiducia e basso il costo medio del debito. La presenza dell’Esm facilita quest’ultimo compito perché contiene i rischi di contagio, contribuendo così a conservare condizioni ordinate sui mercati”. In ogni caso, ha esclamato il governatore rispondendo poi alle domande dei parlamentari, “il nostro debito è sostenibile, punto e punto esclamativo”.

Complessivamente, Visco ha rilanciato la necessità di completare l’Unione bancaria e aperto anche a porre “limiti di concentrazione sui titoli pubblici detenuti dalle banche, non differenziati tra debitori sovrani e in ogni caso con una “franchigia” iniziale sufficientemente elevata, potrebbero anche essere presi in considerazione, ma solo se contestualmente l’area dell’euro deciderà di dotarsi del safe asset comune”, ovvero un titolo in euro che metta a fattor comune il debito di tutti i Paesi membri e permetta di garantire tassi bassi e maggiore stabilità dei rendimenti nei periodi di crisi.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA

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5 Dicembre 2019
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