Mediaset, danni di Vivendì in Borsa: ancora botte fra Berlusconi e Bollorè

Vivendi torna all’attacco, forte delle vittorie parziali ottenute dai tribunali di Madrid, che ha bloccato per ora l’operazione Mfe (la holding lussemburghese che dovrebbe costituire il nucleo del futuro polo europeo della tv generalista a cui punta Pier Silvio Berlusconi), di Milano e a Bruxelles, dove l’avvocatura generale Ue ha sostanzialmente ritenuti fondati i timori del gruppo francese per quanto riguarda la tutela dei diritti dei soci di minoranza di Mfe (ma il parere non è vincolante per la Corte Ue che dovrà deliberare in merito).

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A giudicare dalla reazione del titolo Mediaset, oggi in rialzo di oltre un punto a Piazza Affari attorno ai 2,70 euro per azione, il mercato non sembra tuttavia temere conseguenze particolarmente negative per il gruppo che fa capo alla famiglia Berlusconi. La società francese che fa capo a Vincent Bolloré ha inviato al Cda e al collegio sindacale di Mediaset e, per conoscenza, alla Consob una nuova lettera di critiche al progetto MediaforEurope, a cui il gruppo che fa capo ai Berlusconi ha risposto convocando per oggi un Cda per esaminare la missiva e “assumere ogni appropriata iniziativa”, ritenendo essenziale che “ciascun azionista disponga di tutti gli elementi per esprimere un giudizio informato e consapevole nell’assembla straordinaria del prossimo 10 gennaio”.

Vincent bolloré yannick bolloré ape
 

Mediaset ribadisce inoltre che Mfe ha “una solida valenza strategica industriale e finanziaria” e rappresenta “un passaggio fondamentale del proprio sviluppo”, ma non solo. Vivendi, proprietaria di una partecipazione complessiva del 28,8% del capitale di Mediaset (di cui però un 19,2% è detenuta tramite Simon Fiduciaria senza la possibilità di utilizzare i relativi diritti di voto), ha investito 1,2 miliardi nel gruppo italiano e si ritrova al momento con una minusvalenza latente di quasi 300 milioni. 

Che Bolloré, dopo anni di guerra di posizione, sia insoddisfatto dei risultati della sua “campagna d’Italia” è comprensibile, ma da Mediaset non ci stanno a passare per i “cattivi” della storia e ribadiscono: è Vivendi che “invece di attendere con serenità l’esito dei procedimenti giudiziari dalla stessa avviati in Italia, Spagna e Olanda” assume nuove iniziative volte a ostacolare la realizzazione del progetto Mfe, “con l’effetto di creare incertezza sul corso di Borsa del titolo” Mediaset. 

piersilvio berlusconi

 

La strategia di Bolloré starebbe dunque creando un danno alla stessa Vivendi e a tutti gli altri azionisti del gruppo, come testimonia, fanno notare da Mediaset, un numero di analisti “ben superiore” rispetto a quelli citati da Vivendi (tra cui il proxy advisor Iss, che ha raccomandato di votare contro le proposte di modifiche statutarie all’assemblea di Mediaset del 10 gennaio prossimo), come in particolare un altro proxy advisor, Glass Lewis, che ha invece raccomandato di votare a favore. 

Modifiche statutarie che secondo Mediaset vanno “oltre gli elementi sulla base dei quali il Tribunale di Milano aveva invitato Mediaset e Vivendi a valutare una possibile conciliazione” e che sarebbero idonee “non solo a uniformarsi alle indicazioni fornite dal Tribunale per verificare la possibilità di conciliazione, ma anche a conformarne ulteriori specifici aspetti alla best practice”.

Il 10 gennaio sarà una data comunque decisiva, tanto più che il 21 gennaio, a valle del risultato dell’assemblea, si terrà una nuova udienza di fronte al Tribunale di Milano per valutare il ricorso presentato da Vivendi, dopo il mancato raggiungimento di un accordo tra le parti. I Berlusconi partono favoriti, visto che controllano il 45,89% dei diritti di voto contro il 9,98% che può essere esercitato da Vivendi, salvo che non venga ammessa al voto anche Simon Fiduciaria (19,94% dei diritti di voto).

In quel caso, essendo necessari i due terzi dei voti favorevoli per approvare le modifiche statutarie, potrebbe essere una conta all’ultimo voto valido, coi fondi (cui fa capo una buona parte del 24% flottante) che sarebbero determinanti per l’esito della votazione e con la necessità di avere un’elevata partecipazione per neutralizzare il fronte francese.

Non a caso Mediaset nella sua nota ricorda che agli azionisti di Mediaset che non concorreranno alla votazione il prossimo 10 gennaio, “non spetterà il diritto di recesso”. Quello stesso diritto, fissato a 2,77 euro, circa un euro per azione meno del prezzo di carico dei titoli Mediaset per Vivendi (ma che resta di una manciata di centesimi superiore alle quotazioni di borsa del titolo), che ha rappresentato sinora lo scoglio contro cui si sono infranti tutti i tentativi dei due gruppi di trovare un accordo che evitasse di “andare ai materassi” ancora una volta. 

Luca Spoldi

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23 Dicembre 2019
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