Manovra, la rabbia delle banche: “Altro sacrificio, drena liquidità” – Repubblica.it

MILANO – Giornata densa di audizioni per la legge di Bilancio per il 2020, che entra nel vivo al Senato. Le prime picconate al governo arrivano dalle banche, che lamentano di esser trattate come un bancomat dal quale drenare risorse in caso di necessità. Seguite dalle imprese, che contestano la plastic tax e la sugar tax: il presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Mauro Lusetti, le definisce “interventi non inquadrati in una logica sistemica e, come tali, suscettibili di produrre effetti negativi, scaricando nuovi costi sulle imprese italiane”. La plastica tax in particolare costituisce “un onere particolarmente importante per l’industria del confezionamento, con un potenziale raddoppio del costo del prodotto al netto dell’Iva, minando la competitività delle imprese sui mercati internazionali”. Mentre i commercialisti chiedono l’estensione del taglio al cuneo fiscale ai lavoratori autonomi.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, intervenendo all’incontro ‘Metamorfosi’ di Huffpost organizzato in collaborazione con Gedi a Milano, conferma che la manovra è migliorabile:  “Occorre risolvere quel 5% di misure che vanno migliorate, anche agli occhi del proponente, e le risolveremo”. Ma difende l’impianto complessivo della legge di Bilancio: “Sono fiducioso che la manovra verrà approvata senza snaturarne l’impianto superando le criticità e sarà stato un risultato quasi miracoloso, straordinario, e questo verrà percepito all’esterno”. Tra le misure migliorabili, Gualtieri indica le norme sulle auto aziendali: “E’ ragionevole che uno sgravio fiscale come l’auto aziendale sia legato a un obiettivo di riduzione delle emissioni: lavoreremo per evitare che un obiettivo giusto si traduca in aumento della pressione fiscale”.
 

Abi all’attacco, risparmi dallo spread

A spiegare il risentimento del mondo finanziario è stato il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini: “Il mondo bancario – ha spiegato ai senatori – risulta ancora una volta uno dei settori maggiormente chiamati alla contribuzione alla manovra di fine anno, attraverso disposizioni che, come avvenuto già in occasione della manovra di Bilancio 2019, drenano liquidità in maniera consistente e rappresentano un ulteriore sacrificio per le banche, con impatti sul loro ruolo di sostegno all’economia, a famiglie e imprese”. Riferimento in particolare all’articolo 90 della Manovra che fa infatti slittare la deducibilità di alcune poste fiscali previste dalla legge, come il 12 per cento dello stock di svalutazioni e perdite sui crediti. Nel Draft budgetary plan inviato a Bruxelles, l’intervento complessivo su banche e assicurazioni è previsto dal valore di circa 4 miliardi nel triennio.

Secondo l’Associazione delle banche, queste misure non premiano gli istituti che si sono invece fatti carico di risolvere molte crisi. “In Italia, in questi anni il costo diretto della gestione delle banche in crisi sostenuto dal settore bancario è stato pari a 12,5 miliardi di euro” ha aggiunto il rappresentante Abi.

Nel complesso, ha rimarcato Sabatini, “è auspicabile che nel dibattito parlamentare e nel confronto con le istituzioni europee prevalgano equilibrio e realismo, tenuto conto della necessità di mantenere in ordine i conti pubblici del nostro Paese, per favorire e sostenere una stabile ripresa economica, incentivando i fattori produttivi e l’occupazione”. Dal migliore andamento dei Btp e dalla conseguente l”riduzione dello spread” arrivano “effetti positivi sulla finanza pubblica poichè crea spazi di manovra fiscale. Questi risparmi possono essere utilizzati per stimolare la crescita economica”.

Alleanza Cooperative contro la plastic tax

Le imprese contestano invece con forza l’introduzione della plastica tax.  Il presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Mauro Lusetti, ha sottolineato come rappresenti “un onere particolarmente importante per l’industria del confezionamento, con un potenziale raddoppio del costo del prodotto al netto dell’Iva, minando la competitività delle imprese sui mercati internazionali; tra l’altro, senza distinguere chi investe in innovazione e sostenibilità, anche su pratiche virtuose quali l’utilizzo della plastica riciclata”. “Comprendiamo bene – ha aggiunto – la necessità di reperire gettito aggiuntivo per le casse dello Stato, ma non si può far passare per strumento di politica ambientale una misura che rappresenta unicamente un’imposizione diretta a recuperare risorse. Per questo invitiamo il governo ad un ripensamento e ad avviare un confronto con le organizzazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori”, così come ci attendiamo il tavolo per la profonda rivisitazione dell’art. 4 del dl fiscale sulle ritenute fiscali in capo al committente di appalto, che grava pesantemente finanziariamente e con ulteriore burocrazia sulle imprese”.

I commercialisti: “Taglio tasse anche per gli autonomi”

Nella manovra “non c’è alcun intervento per il lavoro autonomo quando sarebbe stato importante allargare la flat tax anche ai soggetti che operano in forma associata perchè l’attuale situazione è un disincentivo a lavorare insieme”. Lo lamenta il Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che sostengono che sarebbe invece importante far “crescere gli studi professionali e il valore aggiunto che portano al sistema economico”. Giudizio negativo inoltre sul ‘cashback’, definito “un disegno molto vago che può far temere che i rimborsi arrivino ai contribuenti con un certo ritardo” senza essere dunque “efficaci”. Impatto significativo avrà poi anche il tema “delle commissioni sui pos per gli esercenti”. Insomma, secondo i commercialisti, questa misura ha “un valore finanziario molto elevato” e sarebbe stato meglio utilizzare parte di quei 3 miliardi per comprimere o eliminare “balzelli come la plastic tax, la sugar tax, i buoni pasto, le auto aziendali”.

I sindacati (Cgs): “Dipendenti pubblici non risarciti adeguatamente”

Per Rino Di Meglio, segretario della Cgs (Confederazione generale sindacale), “la legge di bilancio è deludente perché non risarcisce neanche i pubblici dipendenti della perdita del potere d’acquisto subita nell’ultimo decennio. Si tratta di una riduzione in termini reali tra il 10 e il 15 per cento degli stipendi pubblici”.

 

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA

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11 Novembre 2019
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