Londra la miglior Borsa europea nella settimana dei Tory. Forte calo dello spread

la giornata dei mercati

Il Regno Unito, ha già fatto sapere il premier Johnson, lascerà l’Unione europea il prossimo 31 gennaio «senza se e senza ma». Balzo della sterlina su dollaro ed euro. Bene i titoli dell’export grazie all’accordo Cina-Usa. In cinque giorni il differenziale Btp-Bund cala di 17 punti

di Flavia Carletti e Cheo Condina

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(REUTERS)

4′ di lettura

Il trionfo elettorale Tory nelle elezioni britanniche permette a Londra di chiudere come migliore Borsa europea della settimana con un rialzo complessivo dell’1,57%. Meglio di Milano (+0,63%), Francoforte (+0,88%) e Parigi (+0,8%). In realtà solo Madrid (+1,9%) riesce a fare meglio del listino della City anche se guardando le performance da inizio anno Milano resta ancora la più brillante con un +27,3%.
A livello di singoli titoli, invece, a Piazza Affari è stata una settimana brillante per Nexi (+7%), migliore in assoluto dell’Ftse Mib nelle cinque sedute grazie alle nuove indiscrezioni di operazioni straordinarie: dopo l’ipotesi di una joint venture con Intesa Sanpaolo ora sembra essere tornata in voga una fusione con Sia. Acquisti anche su Stmicroelectron (+6,9%), certamente favorita dal raggiungimento di un primo accordo commerciale tra Usa e Cina, oltre ad Atlantia, che recupera in tutta la settimana il 2,9%. Tra i titoli più deboli delle ultime cinque sedute spiccano invece Diasorin (-6,3%) e Amplifon, in ribasso del 4,2%. Da segnalare anche il rialzo del greggio, di oltre l’1% e il significativo calo dello spread, di oltre 17 punti base, passato da 173,8 a 156,3 punti in vista di una settimana che si annuncia ricca di dati macro, a partire – in Europa – dagli indicatori anticipatori sul Pmi e dall’Ifo, e con le riunioni di Bank of England e Bank of Japan.

Venerdì rialzo “a metà” per i listini Ue

Anche venerdì la netta vittoria di Boris Johnson nelle elezioni politiche britanniche, che spiana la strada per una Brexit entro il 31 gennaio, ha fatto volare i listini europei ma soltanto in mattinata. Nel pomeriggio, complice anche l’andamento incerto di Wall Street, le Borse del Vecchio Continente hanno rallentato il passo: Parigi e Francoforte hanno chiuso in rialzo di circa mezzo punto, Milano addirittura in rosso (-0,26%) dopo avere cambiato più volte direzione, Londra è stata la migliore, con un guadagno superiore all’1%. Non è bastato neppure l’annuncio, sia da Pechino sia da Washington, sull’accordo della “fase uno” per l’accordo commerciale, evidentemente già scontato dai mercati nelle ultime sedute. In base ad esso, gli Usa si sono impegnati a una rimozione per “fasi graduali” delle tariffe attualmente in vigore in cambio dell’impegno cinese su un aumento delle importazioni di alcuni beni americani (inoltre dal 15 dicembre non scatteranno i nuovi rincari in programma sui dazi e resteranno in vigore quelli al 25%).

A Piazza Affari hanno chiuso bene i titoli legati all’export come Cnh Industrial (+2,5%) e Stmicroelectronics (+1,5%) oltre alla Juventus Fc (+1,7%); sale anche Fiat Chrysler Automobiles (+1%) in attesa di martedì, quando potrebbe essere siglata una prima intesa per la fusione con Peugeot. Per contro, in coda al listino ci sono Diasorin (-3,3%) e Amplifon (-2,7%) oltre alle banche con Ubi Banca e Banco Bpm che cedono oltre il 2%. Fuori dal listino principale strappa Il Sole 24 Ore che chiude in rialzo del 19%.

Sul fronte dei cambi, in progresso la sterlina britannica: l’euro passa di mano a 0,8334 sterline, contro 0,8475 della chiusura di ieri sera dopo avere toccato un massimo da dicembre 2016. Il pound e’ salito ai massimi da maggio 2018 sul dollaro per poi chiudere a 1,3339 dollari (1,3124 della vigilia). Il cambio euro/dollaro si attesta invariato a 1,112 e 121,57 yen (121,36), con il cross dollaro/yen a 109,31 (109,1). Il greggio Wti è a un passo da 60 dollari: guadagna lo 0,5% a 59,5 dollari.

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15 Dicembre 2019
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