I mercati tornano a scommettere sull’intesa Usa-Cina, Borse positive – Repubblica.it

MILANO – I mercati tornano a scommettere su un riavvicinamento tra Stati Uniti e Cina sul commercio e le Borse procedono tutte positive in mattinata. Secondo il Global Times, tabloid prodotto dal partito comunista cinese, i due Paesi “sono molto vicine all’accordo commerciale di fase uno, e la Cina rimane impegnata a continuare colloqui per un accordo di fase due o persino di fase tre con gli Stati Uniti, su base egualitaria”.

In Europa, Milano chiude in rialzo dello 0,84%. A Piazza Affari si registrano le difficoltà del gruppo Gavio dopo il crollo del viadotto sull’A6, mentre Unicredit beneficia delle voci di disimpegno dalla turchia. Fra i titoli a maggior capitalizzazione spicca il balzo di Prysmian, che sale del 4,92% spinta dalla promozione di Mediobanca e dalla consegna dell’elettrodotto sottomarino Western Link. Sulle altre Borse del Vecchio continente, Londra registra un +0,95%, a Francoforte il Dax sale dello 0,63% e a Parigi il Cac40 segna +0,54%.

Segno più, in mattinata, sui listini asitici: Tokyo ha concluso gli scambi in rialzo dello 0,78%. Oltre un punto percentuale di guadagno anche per Hong Kong, all’indomani del voto che ha visto il trionfo del fronte pro democrazia.

Wall Street avanza decisa con il Nasdaq e lo S&P 500 che aggiornano i propri record storici spinti dalla possibile stretta di Pechino sulla proprietà intellettuale e dall’ottimismo per una serie di accordi miliardari, quali l’acquisizioni di TD Ameritrade. Quando gli scambi europei si avviano a conclusione, il Dow Jones sale dello 0,51% a 28.016,10 punti, il Nasdaq avanza dell’1,18% a 8.620,11 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,64% a 3.130,37 punti.

Lo spread segna un leggero calo portandosi a 150 punti base dai 154 dell’apertura: il decennale italiano rende l’1,15 per cento. L’euro chiude poco mosso sopra 1,10 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1014 dollari e 119,973yen. Su dollaro/yen a 108,94.

In una giornata povera di spunti dall’agenda macroeconomica migliora leggermente l’indice Ifo tedesco, traidizionale termometro della fiducia delle imprese tedesche. Il dato si è attestato a novembre a 95 punti, contro i 94,7 punti di ottobre. L’economia di Berlino ha schivato l’ingresso in recessione, con il terzo trimestre che ha visto a sorpresa un timido segno più dopo il dato negativo del secondo quarto dell’anno. Ciononostante la scorsa settimana la Bundesbank ha lanciato un nuovo allarme sull’economia teutonica, prevedendo n finale d’anno fiacco. L’attività economica nazionale statunitense si è contratta ad ottobre, secondo l’indice della Fed di Chicago: è sceso dai -0,45 punti di settembre a -0,71 punti.

L’ottimismo su una possibile intesa Usa-Cina ha “contagiato” solo parzialmente le contrattazioni delle materie prime, con le quotazioni del petrolio che tornano a scendere dopo i guadagni asiatici: il greggio è in calo a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,78% a 57,29 dollari al barile. Poco mosso l’oro: il lingotto con consegna immediata passa così di mano a 1.461 dollari l’oncia.

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25 Novembre 2019
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