Giovani lavoratori e previdenza complementare

Previdenza complementare: quali vantaggi per i giovani

Quali sono i vantaggi per i giovani nell’aderire alla previdenza complementare?

di Davide Giudice

Dai dati statistici diffusi della COVIP, l’autorità amministrativa indipendente che ha il compito di vigilare sul buon funzionamento del sistema dei fondi pensione a tutela degli aderenti e dei loro risparmi destinati a previdenza complementare, emerge che nonostante la crescita delle adesioni neanche 1 lavoratore su 3 è coperto da previdenza complementare e tra i giovani solo 1 su 5.

La carriera dei giovani è spesso caratterizzata da numerosi cambi di lavoro e periodi di mancata contribuzione. Per oltre il 40% degli intervistati il problema principale è riconducibile ad un mercato del lavoro che dà poche occasioni, bassa qualità e contratti brevi e precari. Naturalmente se la copertura previdenziale pubblica si assottiglia, la previdenza complementare può aiutare a colmare questo gap.

È importante aderire alla previdenza complementare sin dall’inizio della propria vita lavorativa perché l’importo della pensione complementare dipende anche dalla durata del periodo di versamento (più anni di partecipazione al fondo pensione = più contributi versati. L’intento è quello di generare uno scambio informativo con una platea che più di altre necessiterebbe di formazione e chiarimenti.

La stragrande maggioranza dei giovani non ha dimestichezza con la tematica previdenziale e tende a sottovalutarne l’importanza.

Attraverso alcune riflessioni e considerazioni in merito allo stato attuale del mercato del lavoro, in questo contesto di redditi bassi e flessibilità, emerge che i giovani lavoratori sostengono costi già elevati in termini di discontinuità economica ed occupazionale e, di fronte al verificarsi della precarietà, si trovano in seria difficoltà a conseguire una progettualità e una visione a lungo periodo quale potrebbe essere la sottoscrizione di un prodotto di previdenza complementare.

E i sociologi del rischio, individuano una loro ulteriore condizione di vulnerabilità sociale nella aspettativa adattiva per cui i giovani suppongano che nel futuro si ritrovino i medesimi valori dei loro genitori.

Per porre rimedio a una situazione caratterizzata da un rilevante squilibrio finanziario strutturale della prestazione pensionistica di base, è già noto che lo Stato abbia introdotto una serie di agevolazioni fiscali alla previdenza complementare tali per cui i prodotti assicurativi previdenziali risultino più interessanti rispetto ad altri strumenti d’investimento.

Scaglioni IRPEF

Aliquota Irpef

Importo deducibile della contribuzione versata

Risparmio Fiscale

Spesa effettiva

da 0 a 15.000 €23%€   5.164,57€      1.188,00€    3.977,00
da 15.000,01 a 28.000 €27%€   5.164,57€      1.394,00€    3.770,00
da 28.000,01 a 55.000 €38%€   5.164,57€      1.963,00€    3.202,00
da 55.000,01 a 75.000 €41%€   5.164,57€      2.117,00€    3.047,00
oltre 75.000 €43%€   5.164,57€      2.221,00€    2.944,00

I contributi versati riducono il reddito imponibile e danno origine ad un risparmio sotto forma di minori imposte IRPEF. A questo risparmio fiscale si dovrà poi ulteriormente aggiungere il guadagno derivante dall’investimento finanziario del prodotto assicurativo previdenziale prescelto.

L’analisi dei dati tuttavia conferma la scarsa o nulla conoscenza di una esclusiva opportunità fiscale conferita ai giovani di prima occupazione sin dai tempi del 1°gennaio 2007.

La normativa prevede infatti che i lavoratori di prima occupazione, successiva al 1°gennaio 2007, e limitatamente ai primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, possono, nei venti anni successivi al quinto anno di partecipazione, dedurre dal reddito complessivo i contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro fino a un massimo di 2.582,29 euro.  In sostanza, l’importo massimo annuale complessivamente deducibile (a partire dal 6 anno successivo a quello di iscrizione) sale per questi lavoratori a 7.746,86 euro. 

I lavoratori prima occupazione, secondo i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate arrivati con la risoluzione n. 131/2011, sono coloro che prima del 1° gennaio 2007 non avevano alcuna posizione contributiva aperta. Tutti questi lavoratori sono quindi beneficiari potenziali della maggiore deducibilità dei versamenti effettuati per la pensione integrativa e dei contributi complementari.

Schema opportunità di deducibilità fiscale ai lavoratori di prima occupazione

previdenza

Esempio:

Supponiamo che un lavoratore abbia iniziato la sua prima occupazione nel 2011 e aderisca alle agevolazioni prima occupazione, pagando contributi complementari per una pensione integrativa, nei seguenti anni pari a:

  • Anno 2012 = 300,00 euro;
  • Anno 2013 = 500,00 euro;
  • Anno 2014 = 700,00 euro;
  • Anno 2015 = 800,00 euro;
  • Anno 2016 = 1.000,00 euro,

Rispetto alla deduzione totale che gli sarebbe spettata, nei primi cinque anni, (5.164,57 X 5 = 25.822,85 euro) il totale complessivo dei contributi versarti e regolarmente dedotti è stato di 3.300,00 euro.

A partire però dal 6° anno, ossia, dal 2017 in poi in base al nostro esempio, il lavoratore può fruire del bonus fiscale di 22.422,85 euro, o meglio della differenza tra la deduzione complessiva spettante e quella già fruita, per cui 25.822,85 – 3.300,00.

Il diritto al bonus può quindi esercitato entro i successivi 20 anni, ossia, dal 6° al 25° anno per un importo annuo massimo, oltre il limite dei 5.164,57 euro, di 2.582,29 euro.

 

15 Gennaio 2020
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