Ex Ilva, stop agli emendamenti che reintroducono lo scudo penale. Slitta il ricorso contro l’addio di ArcelorMittal – Repubblica.it

ROMA – Si complica ulteriormente la partita per il futuro dell’ex Ilva di Taranto. In Parlamento saltano infatti gli emendamenti della discordia che avrebbero re-introdotto lo scudo penale per i vertici di ArcelorMittal impegnati nel piano ambientale concordato con i commissari. Intanto slitta il ricorso cautelare con il quale proprio i commissari vorrebbero stoppare il recesso della multinazionale, che sta abbandonando lo stabilimento tarantino.
 

Dl Fiscale, saltano gli emendamenti per la tutela legale

Nell’ambito della conversione del decreto fiscale, erano arrivate proposte di modifica per ripristinare lo scudo legale per l’acquirente franco-indiana. Proprio quelle tutele che erano state, dopo numerosi giri di valzer, eliminate dal govern Conte bis dando il “là” allo strappo di ArcelorMittal.

Italia Viva e Fi hanno presentato emendamenti in tal senso, il Pd era rimasto alla finestra dando il proprio appoggio all’idea ma senza passare ad atti concreti in tal senso. Oggi l’ennesima svolta, che rimescola ancora le carte: stop agli emendamenti al dl fiscale. La commissione Bilancio della Camera li ha rigettati per estraneità di materia. Le forze politiche ora possono fare ricorso: l’esito dovrebbe arrivare in giornata. Sia l’emendamento di FI sia quello di Iv chiedevano la reintroduzione dell’esonero “da responsabilità penale e amministrativa per le condotte di attuazione del Piano ambientale di Ilva”.

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Sullo scudo si è consumato lo strappo tra il premier Conte e il M5s, in una infuocata riunione con gli eletti grillini più vicini al territorio pugliese. Un tentativo di ricucitura in questo senso è arrivato da senatori M5s, che hanno approvato, con solo 5 voti contrari, a un documento in 4 punti: dà piena fiducia alla trattativa del ministro Patuanelli e non collega la vicenda ex Ilva alla fiducia al governo. Sottolinea che lo scudo penale non è in discussione e che, se per ragioni legali dovesse riproporsi, deve essere sottoposto all’assemblea dei parlamentari alla presenza del premier. Qualora il gigante franco-indiano dovesse tornare a sedersi al tavolo, apre però il testo, si potrà valutare eventualmente la possibilità di uno scudo penale a tempo a patto che ci sia un ampio piano di risanamento ambientale.

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Anche in Tribunale è ancora stallo

E non sarà presentato nemmeno oggi al Tribunale di Milano il ricorso cautelare urgente, ai sensi dell’articolo 700 del Codice di procedura civile, con cui i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria puntano a stoppare sia il recesso della multinazionale ArcelorMittal dal gruppo ex Ilva, sia le conseguenze che questo addio determina, su stabilimenti, impianti e dipendenti.

L’agenzia d’informazione Agi – che dà la notizia – spiega che la messa a punto del ricorso cautelare, una operazione complessa, richederà qualche altro giorno ancora. Poi, mediamente, nel giro di una decina di giorni dal deposito, il ricorso cautelare urgente dovrebbe essere esaminato dal Tribunale.

Un passo c’è stato da parte dei legali dell’amministrazione straordinaria che hanno presentato al Tribunale monocratico di Taranto, giudice Francesco Maccagnano, l’analisi di rischio, i progetti di automazione e la revisione delle procedure e pratiche operative per la continuità dell’altoforno 2. Lo confermano ad Agi fonti vicine al dossier.

Il deposito degli atti – molti documenti tecnici per un totale di circa 2500 pagine – era previsto per oggi in quanto la scadenza del 13 novembre è stata fissata dall’autorità giudiziaria. Questo passaggio si lega alla possibilità di far continuare l’attività dell’impianto, facendo gli ulteriori lavori di messa a norma e di sicurezza dopo quelli fatti a partire dall’autunno del 2015, così come stabilito dal Tribunale del Riesame di Taranto che a settembre ha accolto il ricorso di Ilva in as disponendo l’uso dell’impianto ma in base ad una serie di condizioni.

Si tratta dell’impianto oggetto di conflitto con ArcelorMittal che necessita di ulteriori lavori di messa a norma e di sicurezza dopo quelli già fatti a seguito dell’incidente mortale di giugno 2015 nel quale perse la vita l’operaio Alessandro Morricella, investito da un getto di ghisa (l’uomo ne stava controllando la temperatura).

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA

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13 Novembre 2019
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