Carige, Malacalza svaluta di 379 milioni la sua partecipazione

Nel testo si dice poi che «la fondatezza delle cause di invalidità della deliberazione assembleare individuate nell’atto di citazione» giustifica «il probabile esito favorevole del giudizio instaurato», e che l’entità del danno avuto dalla società, per effetto della delibera di aumento, è «tale da giustificare il conseguimento di un risarcimento, in un arco temporale relativamente limitato, di importo superiore alla svalutazione operata».

Per questi motivi Hofima (che chiude il bilancio con un utile netto di 184mila euro) non ha svalutato la sua partecipazione in Malacalza Investimenti ma, con un’operazione di conversione di finanziamenti infruttiferi, ha aumentato da 10,7 a 72,5 milioni il valore di carico della partecipazione, ritenendo di poter recuperare, con il risarcimento, almeno 54,7 milioni della differenza tra valore di carico e la corrispondente frazione di patrimonio netta della partecipata.

La Corte di giustizia Ue

In questo scenario, si inserisce la sentenza della Corte di giustizia Ue che giovedì ha dato ragione alla ricorrente Malacalza Investimenti e ha annullato gli atti con cui Bce aveva ripetutamente negato alla società l’accesso ai documenti relativi alla decisione di commissariare Carige. Il tribunale condanna, dunque, Bce a pagare le spese e apre la strada alla prevedibile impugnazione del provvedimento di commissariamento, da parte dei Malacalza.

Tornando alla nota di bilancio di Malacalza Investimenti, nel testo si legge che «la riduzione della percentuale di partecipazione al capitale sociale dal 27,555% al 2,016% è conseguenza della natura riservata dell’aumento di capitale deliberato dalla partecipata, con la conseguente esclusione del diritto d’opzione ai sensi dell’articolo 2441, 5° comma, codice civile, e dell’effetto iperdiluitivo causato dalle modalità di strutturazione dell’operazione di aumento di capitale».

Il documento evidenzia anche che la Malacalza Investimenti “ha ritenuto di non sottoscrivere le azioni offerte in prelazione nell’ambito della terza tranche” dell’aumento, perché, «quand’anche la sottoscrizione fosse avvenuta, la propria quota di partecipazione sarebbe stata comunque oggetto di una drastica diluizione (circa 5%, ndr) tale da far venir meno tutti i diritti e le prerogative che hanno caratterizzato l’investimento partecipativo» dal 2015 al 2018.

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28 Giugno 2020
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