Borse in slalom tra Ilva e dazi Lente sull’industria italiana

L’economia italiana è molto dipendente dalla crescita globale, come ha ribadito anche la Banca d’Italia nel rivedere al rialzo le stime sul Pil per i prossimi due anni, e dalle esportazioni verso la Germania. La nostra industria, in particolare, è trainata dalle esportazioni verso la Germania e, dunque, legata a doppio filo con gli esiti sulla guerra dei dazi. Martedì 19 sono in agenda due dati macro relativi alla manifattura tricolore: gli ordini e il fatturato industriali di settembre.

Ilva, obbligazioni e rischio Italia

A Piazza Affari, però, a soffrire di più sono le banche (-1,5% nell’ultima settimana), il cui destino dipende dalla percezione del rischio del nostro paese, anche perché hanno in pancia molti titoli del Tesoro. Lo spread con il rendimento del Bund tedesco si è allargato fino a 180 punti base (significa che il BTp a dieci anni rende l’1,8% in più del Bund) con l’annuncio della chiusura dell’Ilva di Taranto, che ha sollevato dubbi sulla tenuta del Governo. Di recente, inoltre, una generale propensione al rischio ha limato i prezzi delle obbligazioni, abbandonate per attività più remunerative.

I massimi storici a Wall Street e gli indizi Fed

I mercati, comunque, continuano a essere ondivaghi e altrettanto ballerino è lo spread. I saliscendi, però, sono asimmetrici: le buone notizie spingono gli indici a nuovi record, seppure a piccoli passi, mentre i ribassi sono limitati perché i mercati finanziari poggiano ancora sui materassi di liquidità delle banche centrali, che garantiscono linfa continua alle quotazioni.

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17 Novembre 2019
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