Borse ai massimi, ora il test all’economia tedesca


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Si è aperto un divario tra azioni sui massimi storici ed economia in rallentamento. Gli investitori guardano agli indicatori del mondo reale, con la guerra dei dazi sullo sfondo.

di Marzia Redaelli

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(REUTERS)

4′ di lettura

Le borse sembrano procedere per inerzia, perché mentre l’economia globale mostra segni di rallentamento, vistosi in alcune aree, le azioni e le obbligazioni non perdono l’equilibrio. Anzi, Wall Street è abbarbicata ai massimi storici, che pure ritocca nelle giornate buone, e in Europa Francoforte è a solo il 2%dal record di due anni fa, che ha quasi ripreso con la corsa di quest’anno.

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Andamento dei principali indici azionari. Dati al 1 novembre 2019

I tassi Fed aiutano il lavoro Usa e Wall Street

Molto si deve alle banche centrali, tornate in campo con generose politiche monetarie. E seppure la Federal Reserve, la banca centrale americana, abbia lasciato il mercato in sospeso sul destino dei tassi di interesse appena tagliati, gli investitori mettono in conto almeno un’altra sforbiciata il prossimo anno. Le statistiche sul mercato del lavoro hanno galvanizzato S&P500 e Nasdaq, soprattutto per la revisione sulle nuove assunzioni di settembre e per il ritorno degli aumenti salariali al 3%, che depone bene per i consumi. Il Pil (all’1,9%) e l’inflazione di base (all’1,7%) hanno perso un decimo di punto, ma meno di quanto temuto. Infatti, le indicazioni delle aziende manifatturiere hanno sorpreso al rialzo, in particolare per i nuovi ordini, un buon segno per l’attività futura. Lunedì 5 è diffuso il sondaggio tra le aziende di servizi, che costituiscono buona parte dell’economia a stelle e strisce. Venerdì 8, invece, è la fiducia dei consumatori misurata dall’Università del Michigan a tastare il polso dei consumi americani.

Economia tedesca al vaglio

La fiducia degli operatori è altrettanto vasta nella Banca centrale europea. Il mercato si attende che Christine Lagarde, alla guida della Banca centrale europea dal primo novembre, non modifichi l’eredità ultra-accomodante del Presidente uscente Mario Draghi, a dispetto di qualche dissidio interno. Il maggior impulso alle quotazioni arriverebbe però dalle politiche fiscali, che nel Vecchio Continente sono tuttora appannaggio dei singoli Stati. In primis da provvedimenti della Germania, entrata in crisi con la frenata del settore auto e unica nazione ad avere un surplus spendibile senza eccessive pene. Ma, secondo gli analisti, la situazione economica dovrebbe aggravarsi. I risultati delle elezioni regionali, con la perdita di potere del partito popolare a favore di sinistra radicale e estrema destra, rendono difficile ipotizzare una linea politica. Mercoledì 6 e giovedì 7 lo stato di salute dell’industria tedesca è al test di ordini e produzione industriale, che potrebbero segnare un lieve miglioramento, ma non sufficiente a sventare un altro trimestre di calo pesante. Venerdì 6, infine, è comunicato il saldo della bilancia commerciale della (ex) locomotiva d’Europa.



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3 Novembre 2019
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