Bce, conto alla rovescia per il Qe2. I 3 motivi per cui rischia di “creare” deflazione



Molti esperti convergono che siano almeno tre i fattori “deflazionistici” del quantitative easing. E sono legati a uno degli effetti più immediati, e scontati, del Qe: ovvero il calo dei tassi di interesse. Se una banca centrale acquista titoli governativi sulle varie scadenze ottiene automaticamente un effetto calmierante sulla curva dei tassi. Non a caso dal 2015 – da quando la Bce ha lanciato il primo Qe attraverso il quale fino a dicembre 2018 ha iniettato 2.650 miliardi di euro – la curva dei tassi nell’Eurozona non è mai stata così bassa nella storia. Tanto che su varie scadenze la maggior parte dei Paesi sta sperimentando il paradosso dei tassi negativi. «Perché il Qe crea deflazione? – si chiede Ken Fischer, analista di investimenti americano nonché editorialista del Financial Times e Sole 24 Ore -. Molto semplicemente perché abbassa i tassi. E con i tassi bassi l’inflazione non può salire».

1) Il fattore previdenza
«I sistemi previdenziali europei, che investono in titoli di Stato i cui rendimenti sono sempre più bassi, in alcuni casi prossimi allo zero o addirittura negativi – spiega Guido Rosa, presidente Associazione italiana banche estere – . Il rischio è che nel futuro dovranno corrispondere pensioni inferiori con conseguente effetto deflattivo». Distribuire in futuro pensioni più basse avrà l’effetto immediato di indebolire i consumi, appesantendo l’economia.

2) Il fattore economico
«Uno degli effetti collaterali dei tassi bassi è mantenere in vita imprese inefficienti grazie al fatto che queste possono continuare a indebitarsi a costi inferiori rispetto al proprio reale merito creditizio – spiega Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos -. Queste imprese sarebbero spazzate dal mercato se dovessero pagare sul debito tassi più alti. Questo costringe le imprese più efficienti, che producono prodotti di maggior qualità. a non poter alzare i prezzi. Generando un effetto deflativo sull’economia».

3) Il fattore disuguaglianza
A conti fatti il primo quantitative easing ha certamente creato inflazione sui mercati finanziari. Quello dei bond è tecnicamente in bolla, forte degli acquisti delle banche centrali. Ma anche le azioni sono, non a caso sui massimi storici. Il valore delle Borse mondiali è passato dal 2009, anno primo del qe con la Federal Reserve, da 30mila miliardi di dollari a 80mila. Anche il valore dei bond ha avuto una parabola simile, esplodendo da 20mila miliardi a 55mila miliardi.

Il punto è che il ceto medio-basso della popolazione – l’unico quantitativamente parlando in grado di impattare attraverso la dinamica della crescita dei salari sull’inflazione dell’economia reale – non ha potuto beneficiare di questa creazione di ricchezza finanziaria. Ecco perché una delle accuse che più frequentemente viene addebitata al Qe è di aumentare la disuguaglianza sociale, permettendo al ceto benestante (lo stesso che in Europa tende a investire sui mercati finanziari) di arricchirsi di più e a quello medio-basso di non partecipare a questa sorta di “bonus finanziario”.



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30 Ottobre 2019
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